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TRADIZIONE IN AZIONE

TRADIZIONE IN AZIONE – NATALE 2009

Sulla scia del successo di SCU8 maninarte, il complesso monumentale di San Lorenzo Maggiore apre alla prima grande antologica dei Fratelli Scuotto. Con “Tradizione in azione”,nei suggestivi spazi del sito, l’arte antica si sposa con le evoluzioni contemporanee del collettivo artistico in un tripudio di forme e contenuti che dalla tradizione arrivano al contemporaneo, emozionando il pubblico che a gran richiesta ottiene un prolungamento della mostra.

Delitti e castighi alla vigilia di Natale

L’uno in overdose di femmine prosperose, l’altro avvinto da attrazione fatale per leccornie ipercaloriche, sono rapiti dal principe dei dannati e sospinti giù, negli inferi, a dannarsi per l’eternità. Se ne lamentano con il linguaggio del tam-tam, da un girone all’altro. Pieter Bruegel, Bruegel, il vecchio, e Jean de Boulogne, detto Giambologna, si cimentano nella soluzione di test per quozienti d’intelligenza superiore e li dominano in scioltezza, da padroni della creatività d’artista. “Dunque esercitiamola – propone Pieter – un’idea l’avrei. Lavoriamoci Lucifero, vendiamogli l’anima, insomma il nostro talento e barattiamolo con la resurrezione.” La furbizia degli artisti ha la meglio sulla diabolica intransigenza del tiranno delle tenebre. Benché avvolto da fiamme e fumo, il pittore fiammingo produce una copia perfetta della “Parabola dei ciechi” e lo scultore non è da meno nel clonare il “Ratto delle Sabine”. L’offerta è irrinunciabile e il diavolo dei diavoli, profittando del pisolino postprandiale di San Pietro, sonnolento custode dell’al di là, apre le porte degli inferi. Bruegel e Giambologna precipitano con lievità sul globo terrestre, a un niente dal rito della Natività. È una notte priva di stelle e nel cielo cupo solo una pigra cometa illumina i re Magi in vista della meta. C’è crisi nell’anno zero di Cristo e i bravi astrologi coronati devono impegnare anche la camicia per acquistare oro, incenso e mirra da intraprendenti mercanti cinesi. Procedono guardinghi, attenti a scansare agguati di sanguinari rapinatori, messi qua e là dal l’impertinente Bruegel lungo il cammino che precede Betlemme e il richiamo di giovani donne a metà tra iperdotate sirene e vergini escort, opera di Giambologna.. Lo scenario è poi governato da Lucifero, che ha incluso nel contratto di resurrezione degli artisti fiamminghi azioni empie e malvagie. Superato un rischioso anfratto, i tre nobili viandanti finiscono in una prima trappola, disposta da omuncoli dal naso aguzzo, globi oculari sporgenti oltre la capienza delle orbite, gobbe in forme variabili e arti deformi. Primo a farne le spese, per disegno maligno della iella, è il prode Melchiorre, preso di mira dagli aggressori perchè anziano, vulnerabile e in possesso dei doni in oro. Gli esperti taglieggiatori risparmiano solo un paio di monete false, incluse nel dono con la speranza che il piccolo nato non avrebbe riconosciuto la contraffazione. Lucifero funge da ricettatore e concede ai razziatori sono una medaglia malandata con i simboli zodiacali del Capricorno in fase di sovrapposizione nefasta con il Sagittario. Il paesaggio è rischiarato sempre meno dalla stella guida, in ombra per nubi scure. I tuoni risuonano minacciosi, lampi accecanti illuminano loschi figuri pronti a replicare l’aggressione subìta da Melchiorre. Il secondo assalto colpisce il nero Baldassarre: gli viene sottratta quasi tutta la mirra ma il Magio si lascia depredare con sollievo. Il presagio di quel dono inconsueto racconta il triste destino del Bambino, l’annunciata violenza della morte e la conseguente imbalsamatura operata appunto con la mirra. Ne rimane un pizzico al depredato, insufficiente allo scopo. Informato delle malefatte ordite da Lucifero, il generale degli Arcangeli scende in campo con le sue truppe alate, ma non può evitare il terzo agguato che sottrae a Gaspare, giovane e inerbe re di Tarso, l’incenso custodito in un turibolo. Quali omaggi, oramai, per il re dei re? Gongola il principe degli Inferi, Giambologna e Bruegel temono il ritorno tra le fiamme e pene più severe, la nascita del Bambino si annuncia in definitiva povertà. L’alato inviato di Dio, fine stratega, convoca sulla via della Grotta il mitico John, in vita Callaghan e in morte assurto alla beatitudine di Angelo nella mansione di detective. Questi ascolta la relazione di un informatore che lavora sotto copertura per redimere una vita di peccati mortali e rivela la macchinazione diabolica del demone. Lesto, l’Angelo Callaghan ricorre all’esercizio di spettacolari volute, che compiute nell’alto dei cieli emanano influssi celestiali. Tutto, in un niente, muta per prodigiosi rivolgimenti. Il giorno soppianta la tetra oscurità della notte tempestosa, il cammino dei Magi gode di sentieri cullati da verde rigoglioso, svaniscono nel nulla i deformi abitatori dell’incubo attraversato da Baldassarre, Melchiorre e Gaspare. Su Bruegel e Jean de Boulogne scende un telo azzurro profumato di angeliche essenze e il miracolo si compie. Esonerati dal vincolo-capestro del patto con Lucifero, pittore e scultore liberano sorprendenti energie creative. A sacralizzare la metamorfosi, i Beati infondono nel loro patrimonio artistico nuove potenzialità e specialmente il dono di precorrere le infinite stagioni dell’innovazione. Anteposti alla contemporaneità, nascono tra le mani di artisti(giani) bambole generosamente “nature”, rappresentazioni paradisiache di libidinosa appetibilità e ardite proposte di disinvolta erotomania, intrusioni dell’antica sapienza manuale nella sofisticata rivoluzione pittorica. Precedono il post-moderno di visioni rivoluzionarie, le reincarnazioni per simboli, forme e ideologie della contiguità fra tradizione e futuro. Non è pago l’Arcangelo “riparatore”. Irrompe con un robusto battito di ali nella tana del ricettatore, apre i forzieri, espropria il malefico guardiano degli inferi dei beni sottratti ai Magi e li rende loro, ma disordinatamente. L’oro finisce a Gaspare, l’incenso a Baldassarre, la mirra a Melchiorre. Il Bambino, interdetto, urla agli incolpevoli mistificatori “Vade retro, satana” e ordina di bruciare l’incenso, disperdere la mirra e fondere l’oro. Giornata nera per i Magi. Prima della resa agli alati gendarmi, Bruegel e Giambologna godono di un extratime e scartati i piaceri della tavola e del letto in eccitante compagnia, ottengono poteri una tantum illimitati. Gli sguardi fiammeggianti di sdegno e rabbia convergono nelle pupille stanche di Lucifero, lo privano dei poteri extrainfernali e con un soffio potente lo rispediscono nel regno dei dannati. Altri doni giungono al Bambino: un Guernica che evoca stagioni di impegno civile e colte contaminazioni: l’emblema del capitone post-moderrno per forme e contesto in cui è iscritto, la memoria di favole popolari, stili di vita, prodigi e stregonerie, incubi ed empiti liberatori, arte e artigianalità colta. Tutto questo oltrepassa i limiti dell’appartenenza a secolari tradizioni della gens neapolitana che, senza disconoscersi, diventa Mondo, per estesa territorialità e consensi della critica internazionale di riconosciuta fama. Ovvero, gli Scuotto.
Luciano Scateni

Tradizione in azione

La tradizione? Sulla questione, l´arte può dare il suo contributo nella sincerità delle sue rappresentazioni. Essa ha quasi l´obbligo di dare forma ai segni ed ai simboli della tradizione cercando di renderla vivida e fruibile nel tempo, tenendo conto dei cambiamenti della nostra identità nel susseguirsi dei periodi storici. E se questo è il suo compito allora la rappresentazione artistica deve rifuggire dalla dogmatica conservazione di forme e contenuti prive di interpretazioni. La tradizione, o meglio la sua interpretazione, resta il punto di partenza per approdare a nuove forme espressive. Questa è la formula magica verso la quale il laboratorio d´arte dei fratelli Scuotto orienta il suo lavoro quotidiano da più di tredici anni. Un collettivo più che l´esaltazione della personalità dell´artista, un gruppo di “artefici” che intende riqualificare il valore della bottega d´arte spesso intesa come un luogo polveroso frequentato da artigiani senza idee. Tradizione in Azione è la messa in mostra delle tante possibilità concesse da un approccio non pregiudizievole con la tradizione. Una sorta di antologica espressa in un linguaggio artistico libero come l´arte deve essere, sempre. Non è un caso la scelta di un luogo perfetto come il Complesso Monumentale di San Lorenzo, i cui spazi amplificano le suggestioni delle opere. Queste sono intrise di una contemporaneità accorta che traduce in cifra universale il valore del segno locale. Mai banale e quasi illuminante quando, dallo studio attento del nostro passato, riesce a costruire opere di inaspettata modernità. Come conferma il lusinghiero contributo critico che Luca Beatrice ha dedicato alle recenti escursioni sull´arte contemporanea della bottega. Gli spazi mistici del complesso di San Lorenzo Maggiore interagiscono felicemente con le opere esposte. Come per i Demoni, derisi nei loro aspetti più malvagi e resi innocui dal principio che è sempre quello invisibile il nemico peggiore. O come per Il Grande Capitone su Meridiana, che ci spiega come i nostri progenitori esorcizzavano le paure dell´inverno con rituali ritenuti magici, quale appunto il tagliare in pezzi l´anguilla di mare, per arrestare la linearità del tempo. Contenuti antichi in forme contemporanee in un entusiasmante gioco con la dimensione spazio-temporale, con l´antico ed il moderno e con la compresenza degli opposti, il sacro ed il profano, il bene ed il male. La luce del Bambino che nasce e la “dark side of the moon” della Luna nel Pozzo. Pulcinella è in scena come ortodossa maschera di napoletanità ed anche come emblema del cambiamento. Anche se questo gli costerà la vita nell´allusione tangibile che fa il suo Mausoleo introdotto da schiere d´uova e teschi di rimando ai nostri ossari e, allo stesso tempo, a rappresentazioni artistiche di recente memoria che hanno “decorato” la nostra città. E poi il riflesso, quello del pozzo vero e splendido del cortile di San Lorenzo che trova una sua eco in miniatura nell´opera Maria `a Manilonga, che rapisce i bambini imprudenti. Ancora il riflesso, sacro questa volta, che completa la figura del Cristo allo specchio cercando di rappresentarne l´intangibilità dello spirito, la parte divina.
Salvatore Scuotto

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PHOTOS by Giovanni Izzo

PHOTOS by Cesare Abbate